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Lo Stretto di Messina è, uno dei pochi posti al mondo, sede dello spiaggiamento della fauna abissale, o batifila. Se si tiene conto che la gran parte di tali organismi batipelagici vivono dispersi nelle profondità del Mar Mediterraneo (di norma tra i 300 ed i 1000 m) si può facilmente comprendere l'importanza biologica ed ecologica della presenza di grandi quantità di individui di tutte le taglie ed età in acque superficiali.
La facile reperibilità di questi pesci dall'aspetto mostruoso, la gran parte dei quali sono dotati di particolari organi luminosi (fotofori), ha richiamato a Messina tra la seconda metà del 1800 e l'inizio del 1900, studiosi provenienti da tutta l'Europa.

A favorire il fenomeno dello spiaggiamento concorrono, oltre alle forti correnti di marea, anche gli spostamenti nictimerali ed il vento di scirocco. Numerose sono le specie che si possono ritrovare: Evermanella balbo, Chauliodus sloanei, Myctophum punctatum, Argyropelecus hemigymnus, i piccolissimi Boccatonda (Cyclothone) che, insieme ad altri pesci e crostacei di dimensioni simili, concorrono a formare il cosiddetto D.S.L. (Deep Scattering Layer). Infatti, alcune specie non vengono trasportate in superficie dalle correnti in maniera totalmente passiva ma effettuano movimenti verticali ben definiti, soprattutto durante la notte: si tratta cioè di specie che compiono ampie migrazioni nictimerali. La "stranezza" della forma dei pesci abissali, nell'antichità, ha dato origine alla credenza che lo Stretto fosse popolato da mostri: Scilla, il più terribile.

 
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