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La Sicilia e la Calabria hanno una storia geologica antichissima e possiedono una straordinaria ricchezza di fossili di varia età, prevalentemente invertebrati di ambiente marino. Poiché i mammiferi giunti in Sicilia devono essere passati attraverso la Calabria, i mammiferi fossili siciliani, devono essere considerati come discendenti di quelli calabresi. Per giungere nell'isola, essi devono aver avuto a disposizione un passaggio terrestre: la loro presenza documenta, dunque, che la Sicilia e la Calabria, durante una o più fasi del Quaternario, dovettero essere collegate da terre emerse. La storia geologica quaternaria del territorio dello Stretto di Messina è assai complessa e caratterizzata da una serie di fenomeni (sollevamento del massiccio di Aspromonte e dei Monti Peloritani, accumulo di sedimenti ai loro margini, terremoti) che vengono testimoniati da una grande quantità di resti di mammiferi fossili rinvenuti in alcuni depositi sedimentari delle due sponde dello Stretto di Messina, la cui presenza ci da interessanti informazioni. Resti di particolare interesse sono quelli della fauna tipica dell'Europa Occidentale costituita da mammiferi quali elefanti, ippopotami, rinoceronti, leoni, cervi, bisonti. Particolarità distintiva, riscontrata in genere nella fauna d'ambiente insulare, è quella che la taglia di tali mammiferi è notevolmente ridotta.

Il caso più appariscente di nanismo è rappresentato dagli elefanti: nei sedimenti e nei depositi di grotta pleistocenici della Sicilia sono presenti tre forme di elefanti fossili: la più grande (Elephas cfr. antiquus) ha dimensioni ancora simili a quelle dell'antenato continentale; la seconda (Elephas mnaidriensis), di taglia un poco ridotta e il piccolissimo Elephas falconeri,che raggiungeva appena l'altezza di m. 1.05 al garrese. Fino a qualche anno fa si riteneva che Elephas falconeri discendesse direttamente da Elephas mnaidriensis. Nuove ricerche dimostrano che durante il pleistocene in Sicilia sono arrivate due ondate migratorie di elefanti e pongono in discussione gli schemi evolutivi precedentemente accettati, come pure l'attribuzione specifica di alcuni resti di elefanti provenienti dai depositi di ghiaie estesi a nord della città di Messina.

Ritrovamenti in età classica di resti paleontologici di elefanti nani hanno dato origine al mito dei Ciclopi. Infatti, i teschi degli elefantini sono di dimensioni poco più che umani, sono schiacciati ed evidenziano un incavo centrale, prodotto dall'attaccamento della proboscide, che nelle rappresentazioni fantastiche divenne il bulbo oculare dei giganti con un solo occhio al centro della fronte.
 
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