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Il sole tramontò quattro volte sul suo viaggio e alla fine del quarto giorno, che era il quattro di ottobre del millenovecentoquarantatre, il marinaio, nocchiero semplice delle fu régia Marina 'Ndrja Cambrìa arrivò al paese delle Femmine, sui mari dello scill'e cariddi. (S. D'Arrigo, Horcynus Orca, Mondadori, 1975, pag.7).

Si apre così il labirinto del viaggio e del ritorno di 'Ndrja Cambrìa alla sua terra, a Cariddi, nell'autunno del 1943. 'Ndrja percorre a piedi, cercando il modo di raggiungere la Sicilia, una Calabria devastata, che si popola via via, di figure come lui sbandate dalla guerra. Grazie a una di queste, Ciccina Circé, riesce ad attraversare lo Stretto. Ma quanto troverà, approdando a Cariddi, è tutt'altro dall'ambiente e dalla comunità che ha lasciato andando in guerra; ognuno e ogni cosa è stato segnato o travolto dalla miseria e dal degrado. 

Si corrompono i codici della terra e del mare, si stravolgono i comportamenti di gente fiera costretta a una sopravvivenza meschina patteggiata con la Morte che assume la forma dell'Orca agonizzante in un mare che sembra fare di ogni creatura viva forza di dissoluzione.

La costruzione di una palamitara, che permetta ai pescatori di tornare al loro onesto mestieruzzo, piuttosto che arrangiarsi con la speculazione, un tempo inconcepibile, sul commercio del pescebestino , è l'estremo tentativo di 'Ndrja di trovare ancora il suo mondo. Per guadagnare le mille lire da dare in anticipo al maestro d'ascia, 'Ndrja accetterà di partecipare alla sua ultima vogata.
La lancia saliva verso lo scill'e cariddi, fra i sospiri rotti e il dolidoli degli sbarbatelli, come in un mare di lagrime fatto e disfatto a ogni colpo di remo, dentro, più dentro dove il mare è mare.
 
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