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Da una lettura continuata se ne esce come tramortiti: per lo spessore del volume , ma anche perché trascinati dall'ossessione dello scrittore intorno a temi e figure cresciuti a prezzo di una inesausta fedeltà, da un respiro epico che riesce a liberarsi possente oltre le stagnazioni e gli indugi di una materia troppo amata. Ma una prima considerazione s'impone, ed è lo stupore dinanzi a un libro in cui la letteratura assume il valore di un'esperienza assoluta, totalizzante.

Stefano D'Arrigo nasce il 15 ottobre del 1919 ad Alì Terme, cittadina sul versante ionico dello Stretto di Messina. Trascorre l'infanzia tra il paese natale e Milazzo, ove si trasferisce nel 1929. Frequenta il liceo classico e, durante la guerra, viene chiamato ad assolvere servizio in Veneto da dove viene poi trasferito in Sicilia.

Nel 1942 si laurea in Lettere all'Università di Messina, con una tesi sul poeta tedesco Friedrich Holderlin.
Nel 1946 si trasferisce a Roma insieme alla moglie Jutta. Lavora per un breve periodo al "Tempo" e al "Giornale d'Italia", si occupa di critica d'arte e collabora a "Vie Nuove".

Nel 1950 inizia la stesura del romanzo che lo renderà famoso e che lo occuperà per oltre un ventennio.
Nel 1957 pubblica la raccolta di versi "Codice siciliano", testo che va letto come il lontano principio dell'Horcynus.

Nel 1960 esce sul numero 3 del "Menabò" di Vittorini e Calvino il primo nucleo del romanzo: due capitoli con il titolo "I giorni della fera". Sembra il preludio di un romanzo che di lì a poco sarebbe stato pubblicato, ed invece, dopo averne completato la struttura narrativa, D'Arrigo inizia un certosino lavoro linguistico, apportando continue correzioni e varianti per oltre 20 anni.

Nel 1975, presso la casa editrice Mondadori, esce Horcynus Orca. Diversi e importanti editori all'estero ne acquisiscono i diritti ma le difficoltà legate all'originalità del linguaggio di D'Arrigo fanno sì che, ad oggi, esistano solo traduzioni parziali presentate in opere antologiche.

Nel 1982 l'Horcynus Orca viene ristampato negli Oscar Mondadori.
Nel 1985 esce il romanzo "La Cima delle nobildonne".

Nel 1992, il 2 maggio, D'Arrigo muore a Roma.

Nel 2000 è stato pubblicato da Rizzoli "I fatti della fera", prima stesura del testo che D'Arrigo continuerà a correggere tra il 1961 e il 1975 e che poi diventerà Horcynus Orca.
 
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