sei in: Home page > Visita il Parco
 
 

Visitare il Parco Horcynus Orca è un'occasione unica per godere delle bellezze di quello spazio millenario che è lo Stretto di Messina, un'area che oltre ad essere un laboratorio naturale di tutto il Mediterraneo è anche un nodo fondamentale delle culture mitologiche classiche che ne potenziano la forza evocativa. Il visitatore si trova di fronte un organismo vivente imperituro che lo introduce ad un sistema di relazioni in continua osmosi fra saperi ed esperienza, nel solco di un percorso innovativo che penetra trasversalmente la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica per approdare ai linguaggi creativi e alle diverse culture che reciprocamente si contaminano. Il Parco è concepito come una sorta di ipertesto reale dove il viaggiatore può inventare un proprio percorso di ricerca e di fruizione, percorso che è anche una chiave di lettura del romanzo laboratorio che riflette l'identità stessa del Parco: un sistema complesso di saperi (dalla Biologia marina, alla Fisica del Caos, dalle scienze naturali all'Archeologia, dall'Arte alle Scienze della terra, dalla letteratura all'antropologia, dalla sapienza dei pescatori alla ecologia marina) che costituiscono il paradigma di questo spazio millenario dall'ineguagliabile bellezza evocativa.

Il viaggio ha inizio dal Giardino delle sabbie nello spazio antistante  l'edificio "ex tiro al volo", in prossimità di quel braccio di mare che separa la Sicilia dalla Calabria e da dove è possibile osservare parte di quei fenomeni caotici determinati dall'abbraccio millenario dei due mari, lo Ionio e il Tirreno. Il "Giardino delle sabbie" è un progetto che cerca di ricreare l'originaria duna costiera scomparsa nel tempo a causa della forte antropizzazione cui si aggiunge il ripristino di quelle specie vegetali che nel tempo hanno elaborato meccanismi osmotici per sopravvivere in un ambiente estremo come quello sabbioso. Sempre nella stessa area dominano le sculture "Circostanze" di Karpüseeler e "il Nuotatore" di Rainer Schlüter.

All'interno dell'edificio "ex tiro al volo" un esemplare di Luntro - l'agilissima imbarcazione nera denominata il "bersagliere del mare" che insieme alle feluche è stata utilizzata per millenni per la caccia al pesce spada nelle acque dello Stretto di Messina - consente una riflessione sul complesso di usi, di rituali e di regole comportamentali tramandatesi di padre in figlio, di generazione in generazione per un tempo immemorabile.

Il viaggio continua all'interno del complesso monumentale denominato "Torre degli Inglesi", un forte ottocentesco ad uso militare (come testimoniano le stazioni di punta per l'artiglieria presenti sulla terrazza) che deve il nome all'occupazione britannica del sito avvenuta nei primi anni del XIX secolo. La Torre degli Inglesi è inserita in una cinta muraria bastionata di origine antichissima (se ne trova memoria nella Geografia di Strabone del I sec. A.C.). Il forte è costituito da possenti mura perimetrali e da un sistema di sale contigue disposte ad "U" intorno alla torre il cui originario corpo rettangolare del XVII secolo è stato rinforzato ed arrotondato dagli inglesi su tre lati allo scopo di deviare le cannonate. Le truppe inglesi furono protagoniste negli stessi anni di una serie di interventi di bonifica dell'area come il prosciugamento del terzo pantano, il Margi, l'apertura dei due canali che collegano il pantano grande ed il piccolo al mare per il ricambio dell'acqua e la realizzazione della struttura del forte che affaccia sulla strada.

"Nascosto" dietro la Torre degli Inglesi vi è il corpo cinquecentesco di un secondo forte immortalato dallo scultore e architetto fiorentino Camillo Camilliani a cui si devono numerose fortificazioni realizzate in Sicilia alla fine del XVI secolo.
Il forte cinquecentesco corre anch'esso ad "U" intorno ad una torre di origine medievale, attraverso un insieme di sale contigue con volte a crociera e a botte. Dalla sommità della torre cinquecentesca è possibile ammirare lo Stretto e i "mostri" che lo abitano da sempre: la rupe di Scilla che dalla costa calabra si affaccia sul mare e i vortici di Cariddi generati dallo scontro delle correnti e visibili ad occhio nudo.
Dalla corte interna, rimaneggiata in epoche successive, è possibile accedere alla terrazza dell'affaccio al mare attraverso una pedana che serviva per la risalita dei pezzi di artiglieria.

Scavi condotti dalla Soprintendenza dei Beni Archeologici di Messina hanno portato alla luce la struttura del basamento del Faro romano di Leptis Magna  che qui aveva sede, oltre ai resti di alcune cisterne di raccolta di acqua piovana e reperti risalenti al neolitico.

Il percorso "Alfabeti del Duemari", che si ispira ai saperi del mare dello Stretto, è ospitato permanentemente presso il complesso monumentale di Capo Peloro sede del Parco Horcynus Orca.
Attraverso tale progetto si è voluto creare un percorso permanente a metà fra la divulgazione scientifica e le arti contemporanee.
Le sale del complesso monumentale di Capo Peloro, che accolgono tale percorso, sono le prime due dell'area sud-est dell'edifico storico.

Le sale dell'ala ovest della parte ottocentesca del Forte ospitano l'esposizione permanente della Collezione d'arte contemporanea del Mediterraneo del Parco Horcynus Orca, curata da Martina Corgnati (uno tra i più importanti critici e conoscitori del settore in ambito internazionale), ora divenuta Museo MACHO (Museo d'Arte Contemporanea Horcynus Orca).
Si tratta di opere di natura differente (dipinti, sculture, installazioni, video installazioni, ecc.) in parte prodotte appositamente per eventi o progetti internazionali della Fondazione Horcynus Orca, in parte frutto di donazioni, realizzate da importanti artisti provenienti da vari paesi dell'area mediterranea (Palestina, Egitto, Libano, Tunisia, Italia tra gli altri).

 
Culture Mediterranee
Parco Tecnologico
Parco Educativo